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Buone pratiche per evitare una vita troppo sedentaria

Viviamo in un’epoca strana, dove, rispetto al passato, siamo fin troppo impegnati mentalmente ma, allo stesso tempo, siamo davvero poco attivi fisicamente. Quella che facciamo, in tantissimi casi, è una vita frenetica ma stranamente sedentaria: lavoriamo tanto, ma lo facciamo da seduti, ci spostiamo tanto, e ancora una volta lo facciamo da seduti, ci rilassiamo, ma sempre da seduti. Persino il tempo libero lo passiamo spesse volte davanti a uno schermo, che sia di una tv o un pc. O comunque spesse volte seduti.

Siamo sedentari ma la sedentarietà non arriva all’improvviso, si insinua lentamente nelle nostre abitudini quotidiane, fino a diventare la normalità nella nostra vita. Siamo più stressati e affaticati, ma allo stesso tempo sedentari.

Questo problema non riguarda soltanto chi non pratica sport, perché anche le persone apparentemente attive possono trascorrere gran parte della giornata immobili, accumulando ore e ore senza movimento.

Buone pratiche per evitare una vita troppo sedentaria

Il corpo umano, che conserva una sua memoria ancestrale, non è progettato per stare fermo così a lungo, ma, al contrario è nato per camminare, piegarsi, allungarsi, scattare, cambiare posizione, correre, esplorare.

E se cambiare abitudini talvolta può sembrare una grande rivoluzione, troppo grande da mettere in pratica, la buona notizia è che per cambiare una vita troppo sedentaria non si richiedono rivoluzioni drastiche né iscrizioni immediate in palestra, ma è molto più semplice di così: spesso basta modificare piccoli comportamenti quotidiani, anche quasi impercettibili, ma capaci di produrre effetti enormi nel tempo.

In questo articolo esploreremo alcune buone pratiche per riportare il movimento nella nostra vita di tutti i giorni. Voglio precisare che non diventeremo perfetti seguendo queste indicazioni, ma inizieremo a costruire un rapporto più naturale con il nostro corpo.

Ripensare il movimento come parte della vita, non come un obbligo

Uno degli errori più comuni è considerare l’attività fisica come qualcosa di separato dalla quotidianità, cioè pensiamo allo sport come ad un momento specifico: un’ora di palestra, una corsa programmata, una lezione di fitness. E se quel momento salta, automaticamente salta anche il movimento.

In realtà, il corpo non distingue tra “allenamento” e “vita”. Ogni movimento che fate conta: ogni passo conta, se salite le scale, se portate le buste della spesa, se camminate mentre parlate al telefono: tutto contribuisce a interrompere la sedentarietà.

Quando iniziamo a vedere il movimento come un ingrediente naturale delle nostre giornate, cambia completamente la prospettiva sul movimento. In pratica, non dobbiamo più trovare tempo per muoverci: iniziamo semplicemente a muoverci mentre viviamo. Questo approccio riduce anche il senso di colpa per non aver il tempo di andare correre o in palestra. Insomma, non serve fare tutto perfettamente, ma è anche importante fare qualcosa spesso.

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Interrompere la posizione seduta con micro-pause intelligenti

Il vero nemico non è stare seduti ogni tanto, ma restarlo troppo a lungo senza interruzioni. Studi e osservazioni quotidiane mostrano che anche le persone sportive possono risentire negativamente di molte ore consecutive passate alla scrivania. Restare troppo a lungo seduti non fa bene.

Una strategia davvero semplice e alla portata praticamente di tutti consiste nell’introdurre pause di movimento brevi ma frequenti. Non servono esercizi complicati, basta semplicemente alzarsi, stiracchiarsi, fare qualche passo, cambiare stanza o guardare fuori dalla finestra.

All’inizio possono sembrare insignificanti, ininfluenti sul bilancio giornaliero, ma in verità queste interruzioni riattivano la circolazione, riducono la rigidità muscolare e aiutano anche la concentrazione mentale. Non a caso, molte persone scoprono che lavorano meglio dopo essersi mossi anche solo per due minuti… perché il cervello ama il movimento quanto i muscoli.

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Camminare di più, senza trasformarlo in una performance

La camminata è probabilmente la forma di attività fisica più sottovalutata in assoluto. Sarà perché non richiede attrezzature particolari, o perché non necessita di preparazione atletica e può essere integrata praticamente ovunque. Invece anche solo camminare è importantissimo.

Il problema nasce quando vogliamo trasformare il camminare in una prestazione: raggiungere un tot di passi giornalieri e in modo ossessivo, controllare la velocità da mantenere, avere obiettivi rigidi. Tutto questo rischia di far perdere spontaneità al gesto, riportando la camminata ad un’attività sportiva.

Camminare dovrebbe tornare a essere un gesto naturale. Meno comodità, più movimento: fare un tratto a piedi invece di prendere l’auto, parcheggiare leggermente più lontano, scendere una fermata prima e fare a piedi il restante tratto, uscire dopo cena per una breve passeggiata. Non serve sempre e solo allenarsi, a volte basta scegliere di non restare fermi.

Questo non vuol assolutamente togliere importanza all’attività fisica (!), che ha comunque la sua grande importanza, ma restituisce valore anche a quei movimenti che possiamo fare da mattina a sera e al di fuori del tempo dedicato all’attività fisica. Movimento rubato alla sedentarietà.

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Creare ambienti che invitino al movimento

Le abitudini non dipendono solo dalla forza di volontà, ma dipendono moltissimo anche dall’ambiente in cui viviamo. Se tutto intorno a noi è progettato per restare seduti, resteremo seduti.

Riflettendo su quel che è possibile fare, potremmo scorgere delle opportunità di movimento, e dei piccoli cambiamenti possono incoraggiare il movimento quasi automaticamente. Qualche esempio: tenere qualcosa lontano dalla scrivania per costringerci ad alzarci, usare una stampante condivisa ma distante, lavorare occasionalmente in piedi, lasciare spazio libero in casa per muoverci senza fare slalom.

Anche l’organizzazione domestica influisce. Una casa che permette movimento spontaneo favorisce uno stile di vita meno sedentario senza richiedere sforzi coscienti continui. In altre parole, possiamo rendere il movimento la scelta più facile se ci organizziamo in modo che sia anche la scelta da fare.

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Sfruttare i momenti “morti” della giornata

Ci lamentiamo di non aver mai tempo libero, in realtà quel che probabilmente accade è che non abbiamo ampie finestre di tempo libere. Scorgendo meglio, ogni giornata è piena di tempi apparentemente morti/inutili: attese, telefonate, pubblicità televisive, caricamenti del computer, pause tra un impegno e l’altro. Questi momenti, se sommati, possono rappresentare diverse decine di minuti al giorno. Sono certa che avrete già capito cosa sto per dirvi: invece di viverli completamente immobili, possiamo usarli per piccoli gesti di attivazione. Ancora una volta, facciamo allungamenti, passi sul posto, qualche movimento per la mobilità delle spalle o respirazioni profonde accompagnate da movimento.

Non si tratta di fare ginnastica davanti agli altri, ma di smettere di associare automaticamente l’attesa all’immobilità. Vedrete che col tempo il corpo inizierà quasi a chiedere movimento in modo spontaneo. E gli altri? Magari impareranno a farlo anche loro.

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Trasformare le attività quotidiane in occasioni attive

Molte azioni domestiche sono già forme di movimento funzionale: penso ad esempio al pulire, cucinare, sistemare, fare giardinaggio o riordinare. Il meccanismo si inceppa quando cerchiamo di ridurle al minimo per comodità, e questo è l’esatto opposto di quello che dovremmo fare. Rivalutare queste attività significa riconoscere che il movimento non deve essere sempre sportivo per essere utile, e che anche semplicemente muoversi mentre si vive è spesso più sostenibile che ritagliarsi sessioni intense occasionali.

Come migliorare questi momenti dal punto di vista del benessere mentale: coinvolgere altre persone rende tutto più piacevole, come anche fare lavori domestici ascoltando musica o condividendo il momento con familiari o coinquilini. Questo trasforma un obbligo in un’attività dinamica e persino rilassante: il corpo beneficia del movimento variato molto più di quanto immaginiamo.

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Ridurre il tempo davanti agli schermi e dispositivi senza demonizzarli

Ci dicono tutti che dobbiamo spegnere ogni monitor e cellulare non appena possibile, ma gli schermi non sono il male assoluto, in fondo lavoriamo, comunichiamo e impariamo grazie a loro.

Il problema nasce quando questi schermi diventano l’unica modalità di intrattenimento e riposo che abbiamo. Spesso, dopo una giornata sedentaria, magari in ufficio, seduti per ore, scegliamo un riposo altrettanto sedentario alla tv o al pc, e il risultato è una quasi totale assenza di movimento.

Una strategia efficace non è eliminare gli schermi, ma alternarli o integrarli in piccole sessioni di movimento: guardare una serie tv mentre si fa stretching leggero, telefonare camminando, ascoltare podcast durante una passeggiata. In questo modo non rinunciamo al piacere digitale, scelta che quasi certamente porterebbe resistenza se fossimo costretti a farla, ma almeno possiamo usare quel tempo per fare comunque del movimento.

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Coltivare hobby che implicano movimento naturale

Non tutte le persone amano lo sport tradizionale, ed è perfettamente normale. Fortunatamente esistono moltissime attività piacevoli che implicano movimento senza essere percepite come allenamento. Alcuni esempi: ballare, fotografare camminando, esplorare nuovi quartieri e percorsi, fare escursioni leggere, dedicarsi al fai-da-te o alla cura delle piante. Questi sono tutti esempi di attività che ci fanno mantenere il corpo attivo quasi senza accorgercene.

Quando il movimento è legato al piacere, la costanza arriva da sola, occorre solo legarlo a una routine. A quel punto, non servirà motivarsi ogni volta: si avrà semplicemente voglia di farlo, ed è proprio questa continuità a fare la differenza nel lungo periodo.

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Ascoltare i segnali del corpo prima che diventino fastidi

La rigidità al collo, la schiena indolenzita, le gambe pesanti, la stanchezza mentale sono segnali spesse volte ignorati, finché non diventano dei veri problemi. Il corpo comunica continuamente il bisogno di cambiare posizione o muoversi, dobbiamo semplicemente imparare ad ascoltarlo, e ciò permette di intervenire prima che la sedentarietà produca effetti più marcati. Piccole cose come alzarsi quando si sente tensione, fare qualche movimento articolare o semplicemente cambiare postura possono prevenire molti disagi comuni.

E' sbagliato arrivare a sentire dolore per muoversi, il movimento dovrebbe essere un atteggiamento preventivo, non una risposta correttiva.

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Puntare sulla costanza, non sull’intensità

Forse questa è la pratica più importante di tutte quelle descritte sin ora. Molte persone iniziano con entusiasmo: allenamenti intensi, obiettivi ambiziosi, cambiamenti drastici, ma, già dopo qualche settimana, la routine diventa difficile da sostenere e tutto viene abbandonato.

Quello che sto ribadendo in ogni rigo di quest’articolo è che il corpo beneficia molto di più di piccole dosi quotidiane di movimento rispetto a sforzi sporadici estremi. Cinque minuti oggi, dieci domani, una passeggiata nel weekend, qualche pausa attiva durante il lavoro: la somma di tutti questi gesti costruisce uno stile di vita dinamico e duraturo, perché sostenibile. La vera trasformazione non nasce dall’eccezione, ma dalla ripetizione.

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Ritrovare un rapporto naturale con il movimento

Evitare una vita sedentaria non significa inseguire solo un ideale di perfezione fisica, ma significa recuperare qualcosa di profondamente umano: il piacere di muoversi. Il movimento migliora l’umore, la qualità del sonno, la concentrazione e persino la percezione dell’energia quotidiana, e ciò avviene perché corpo e mente funzionano meglio quando collaborano.

La chiave di svolta è la gentilezza verso sé stessi. Non tutte le giornate saranno attive allo stesso modo, è vero, ci saranno periodi più statici e altri più dinamici, ma ciò che conta è mantenere una direzione generale. Ogni volta che scegliamo di alzarci invece di restare seduti, che scegliamo di camminare invece di aspettare, o di muoverci invece di rimandare, stiamo costruendo una vita più attiva...e viva.

Per concludere...

Spiegato in un articolo sembra cosa di poco, ma ricordate sempre che spesso sono proprio quelle piccole scelte ripetute nel tempo a cambiare davvero il nostro benessere.

Siate movimento! Siate attivi.

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